giovedì 25 settembre 2008

Son qui

Lo so che non è bello pubblicare la prima parte di quello che dovrebbe essere un racconto lunghino e poi fermarsi, ma io sono un po' così: mi appassiono e brucio subito, poi per alcune cose la fiamma si spegne (vedi dieta!!).
In questi giorni, a parte il lavoro, le riunioni a scuola del nano TT che sono sempre una fonte inesauribile di cavolate galattiche (frasi da xenofobia acuta verso alcuni compagni, la gita non  mi piace, i 5 euro al fondo cassa non li do!), il dentista, le lezioni di pallavolo di TT ecc, mi sto intrippando per le robine cucite in pannolenci che per chi non sapesse cos'è cito Wikipedia: Il panno lenci è un stoffa colorata, morbida, resistente e leggera. Non essendo tessuto non è un panno ma un tipo di feltro, viene prodotto con l'infeltrimento delle fibre.

Il materiale che lo compone tradizionalmente è la lana cardata di pecora e il pelo di capra mohair. Ha le caratteristiche di essere caldo, leggero, sottile e di non sfilare, quando viene tagliato non tende a disfarsi, non avendo trama e ordito, non ha bisogno quindi di orli o cuciture di finitura (sorfilo).

Venne inventato dalla ditta Lenci per la confezione di bambole artistiche. Le bambole, di grande pregio, erano interamente realizzate in panno, per le testine il panno era pressato in stampi sagomati, i volti dipinti, gli abitini perfettamente rifiniti, gli accessori curati nei dettagli. Per cercare di realizzare bambolotti lavabili, che veramente lavabili non furono mai, il panno veniva ricoperto con una sottile mussola, per imitare la pelle vellutata, cosparso di polvere di vellutina. L'avvento della celluloide cambiò in modo radicale la produzione di bambole, facendo diventare obsolete quelle in panno e quelle in porcellana.

Ecco insomma ho comprato giornali, libri oggi prenderò la stoffa per confezionare regalini un po' scemi e molto mediocramente eseguiti per il prossimo Natale. 

Prometto che però continuo col racconto.

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